Il Salento ha poi attraversato secoli bui segnati dalla distruzione e dalla sofferenza causata delle incursioni saracene, la cui ferocia ha però costretto i Salentini a dotare i centri abitati allora esistenti, e molti dei casali disseminati su tutto il territorio, di ogni elemento architettonico utile alla propria difesa. Il risultato è oggi riconoscibile nello straordinario numero di castelli caratterizzati dalla presenza di torri, bastioni a lancia, fossati, ponti levatoi, cannoniere, e nelle masserie fortificate, veri e propri gioielli dell'architettura rurale del Salento nati dall'unione tra il pragmatismo di una costruzione contadina e l'efficacia di una struttura militare con spiccate connotazioni difensive. Dall'esigenza di anticipare un nemico tanto temuto quanto feroce nascono, intorno al XV secolo, anche le torri costiere. Considerate una sorta di avamposto, sono tuttora visibili e ben conservate e si ergono fiere sui litorali quasi a voler rispettare ancora oggi l'antica "consegna".
Esiste poi un Salento aristocratico, quello dei palazzi e delle chiese barocche, nato agli albori del 1600 quando l'emotività della fede e il puro piacere estetico si riversano in una forma d'arte totalmente votata alla spettacolarizzazione dei monumenti (divenuti, in piena aria di Controriforma, uno straordinario strumento di persuasione e propaganda) e prendono il posto della sobria linearità rinascimentale. Dal desiderio di apparire deriva quindi la leziosità e la ricchezza degli intagli, la spasmodica voglia di ricorrere ad ogni tipo di figura tra archi, festoni, ghirlande, fregi, putti e ghirigori ricercati fino all'eccesso, fino a stordire chi, costretto ad una prolungata contemplazione, ammira questi indiscussi capolavori.
A rendere possibile tutto questo è stata la tenera pietra leccese assai versatile nel suo utilizzo e quindi elemento essenziale anche delle tipiche "case a corte". Abitazioni scevre del superfluo ed impostate secondo le necessità del quotidiano, oggi le corti sono da considerare le vere depositarie delle più antiche tradizioni e le testimoni degli aspetti più genuini dell'anima popolare del Salento. Anche le costruzioni a secco, come i muretti e le "pajare", rappresentano un patrimonio inestimabile retaggio della civiltà contadina locale che ha saputo nei secoli rendere coltivabili terre impervie, alle quali ha strappato a fatica il materiale pietroso in eccesso. Con il sudore e con l'ingegno, l'insieme di ogni singola pietra è stato poi trasformato in mirabili esempi di architettura rurale fatti di incastri ed equilibri a prova di tempo che li rendono oggi i signori incontrastati della silenziosa ed assolata campagna salentina.
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